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La plastica va riciclata, non gettata nel mare!

basta l'inquinamento del mare dovuto alla plastica

La plastica sta violentando le acque di tutto il mondo.

La violenza all’ambiente è un forte ingrediente della nostra inciviltà da cento anni a questa parte.

La natura ha il ruolo di sistemare tutto ciò che la circonda.

Ma le produzioni dell’essere umano non sempre vengono trasformate dalla natura.

Infatti la plastica sfugge al suo controllo.

Nelle zone di convergenza degli oceani alle latitudini subtropicali con un gioco di correnti si raccolgono migliaia di tonnellate di plastica che gettiamo in mare.

 Che si compattano in giganteschi ammassi chiamati:

“Le isole di plastica”.

Nettuno esce dal mare con un lungo tubo di neon invece del tridente, un elemento da cantiere giallo al posto della corona e il suo vestito è un insieme di boe, cime, reti.

A vedere con la maschera cosa c’è sotto è impressionante.

Nell’immondizia dell’isola di plastica vivono uova filamentose, mitili, denti di cane, una sorta di allevamenti spontanei.

Alghe e piccoli branchi di pesci al riparo dai predatori che qui fanno da padroni.

É una barriera corallina, una tavolozza di colori in mezzo all’oceano, dove la vita sembra rifiorire dal nulla.

La natura è straordinaria, reagisce, cerca di appropriarsi dell’isola di plastica.

Questi “reef” spinti dal vento e dalle correnti navigano per centinaia di migliaia di chilometri, funzionano da taxi, trasportando specie tipiche di alcuni mari in altri.

Questo sta stravolgendo gli equilibri naturali con conseguenze imprevedibili e catastrofiche.

I detriti di plastica che galleggiano sugli oceani portano con se organismi, li depositano in una “zuppa” che assorbe i veleni diffondendoli ovunque.

Dei cento milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno il 10% va a finire in mare.

La maggior parte da 500 miliardi a un trilione sono buste, piatti , bicchieri, pellicole per alimenti, spazzolini da denti e bottiglie.

Così in meno di 50 anni gli oggetti che utilizziamo solo per qualche attimo hanno formato un continente artificiale designato a rimanere in natura per sempre.

Le campagne di monitoraggio in mare consistono in navigazioni ad una velocità molto bassa per trainare le reti a sacco dette “manta trawl”.

Poi il pescato viene suddiviso e catalizzato a seconda della  grandezza nelle provette.

Dai 5 millimetri in giù fino agli infinitesimi, tutti in contenitori etichettati con latitudine e longitudine.

Questi frammenti assomiglino al plancton, le particelle elementari da qui si rigenera la vita negli oceani e da qui parte la catena alimentare.

Non c’è creatura marina per il quale il plancton non sia alla base dell’esistenza.

I pesci e le creature marine non riescono a distinguere questi microorganismi dalla plastica.

Sono talmente simili che è difficile distinguerli persino in laboratorio.

la plastica uccide
Albatros morti per plastica

Così la plastica simbolo del progresso è riuscita a riprodurre qualunque manufatto, modificando abitudini e valori.

Prima ciò che era buono era anche durevole ma non si poteva e non si doveva sostituire.

Ora il motto è “produci, consuma, usa e getta gli scarti”.

Ma gli scarti non dovrebbero esistere infatti in natura non ci sono.

Ogni anno nei mari del mondo, tra tartarughe e mammiferi marini muoio 100 mila esemplari e circa 1 milione di uccelli marini.

Specie molto importanti per la catena alimentare che vengono sterminati dai tappi delle nostre bottiglie di plastica.

Che assieme ai soldatini e spazzolini da denti vengono scambiati, imbeccati in picchiata scambiati per cibo.

Nel Mediterraneo il numero di micro particelle di plastica per chilometro quadrato è di 115.000.

Il che vuol dire nei primi 15 cm d’acqua zona ”neuston”, preziosa per l’alimentazione dell’intero ecosistema.

290.000.000.000 in tutto il Mediterraneo.

Se non ci credi partecipa a una sola giornata di pesca a strascico, ti renderai conto che quello che si raccoglie sulla rete è per il 30% immondizia.

Basta poco per collaborare al salvataggio del pianeta!

Una confezione di plastica da mettere nel “forno a microonde” è programmata per una durata di forse sei mesi, un tempo di cottura di due minuti e una permanenza di secoli nella discarica.

Sempre se non viene buttata nel mare.

Analizziamo lo spazzolino che dopo circa quattro mesi finisce nel cestino.

Dopo qualche anno, grazie alle correnti viene trasportato dalla riva al centro degli oceani.

Provate ad immaginare:

ogni essere umano, dopo quattro mesi, si libera del proprio spazzolino, quanti ne vanno in mare?

L’acqua è un bene talmente indispensabile che non possiamo permetterci di contaminare.

In Europa consumiamo ogni anno circa 40 tonnellate di plastica. E ne ricicliamo meno del 10 per cento.

Per i metalli, il vetro e la carta esiste già da tempo una mercato consolidato per quanto riguarda il riciclaggio.

Ma per le materie plastiche industriali l’esigenza di adottare questo tipo di filosofia è ancora molto bassa.

In Europa vetro e carta vengono riciclati al 50 % e l’acciaio quasi al 100%, tanto che l’acciaio tedesco è prodotto al 50 % da resti dei rottami.

Nel riciclare i metalli la separazione tra di essi risulta più semplice in quanto, questi elementi,  hanno diverse densità.

I materiali plastici, invece, hanno proprietà elettriche e magnetiche identiche e densità molto simili e possono essere anche dello stesso colore.

Quindi i sistemi tradizionali di separazione dei metalli non funzionano con la plastica.

Infatti la plastica e più preziosa dei metalli, per questo costa di più.

Noi di Silver Care ci abbiamo messo del nostro meglio per creare un prodotto che aiuta a non inquinare ancora di più il pianeta.

La tecnologia dello spazzolino Silver Care, dotato di testina “intercambiabile” ricoperta d’argento antibatterico, ti permette di risparmiare sul consumo di plastica.

Con un semplice gesto, infatti, è possibile sostituire la testina usata con una nuova evitando di gettare via lo spazzolino tutto intero.

Potendo scegliere la testina che si adatta di più alle tue esigenze.

Al proprio spazzolino ci si affeziona, perché buttarlo via?

La salvaguardia del nostro pianeta non è da sottovalutare.

E’ dai dettagli e dalle piccole cose che nascono le grandi azioni di miglioramento.

Noi abbiamo messo l’idea… tu usala e se ci credi aiutaci a condividerla! 

Non buttare il tuo spazzolino cambia solo la sua testina!

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